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L’EDITORIALE DI AGOSTO 2026

 

    pini   fanello   digiacomo

   32 bruni F   peppino di capri   rattin  

   bagnoli   ghizzardi   dedominicis

IN MEMORIAM

Succede che un giorno ti svegli stanco e magari pensi di aver riposato male, può accadere certamente.

Succede che un giorno ti svegli stanco e capisci che sei stanco perché non hai energia dentro e questo ti fa presagire un futuro incerto non all’altezza del passato, con la necessità di doversi reinventare ed affrontare le sfide della vita con modalità tanto ma tanto diverse da quelle sin lì impiegate.

Questo se sei cosciente.

Se non avessimo un subconscio abituato, non ci addormenteremmo mai, dato che abbandonandoci al sonno è come se abdicassimo alla vita.

Penso al trapasso come l’addormentarsi, colto da infinita stanchezza, come un abbandono senza neppure il tempo o la voglia di pensare al risveglio.

Questo mese di luglio ha visto molti abbandoni, molte figure che popolavano i nostri ricordi: ora sono solo ricordi.

La lista è lunga, corposa, conseguenza del tempo che trascorre e delle date dei nostri eroi, in gran parte legate alla nostra età giovanile ed anche alla loro, non certo nostri coevi ma insomma nemmeno poi tanto più datati di noi ragazzi ed adolescenti.

Temporalmente il primo ad andarsene, il 4 luglio è stato Sergio Pini, classe 1936, calciatore centrocampista.

Dopo l’inizio nelle giovanili della Fiorentina, nel 1959-60 passa al Mantova dove resta sino al ’64-65 vestendo la casacca dei virgiliani per 167 gare ufficiali per poi passare al L.R. Vicenza dove chiude la carriera nel 1967.

Non ha mai messo a segno una rete, ma questo è un dato che nel calcio ha il solo significato di disciplina tattica non di disvalori.

Lo ricordiamo con la figurina SIDAM 61-62 con casacca del Mantova.

Il 5 luglio ancora un addio, quello di Giovanni Fanello, classe 1939, attaccante di Catanzaro, Alessandria, Napoli, Catania Torino e Reggiana, chiudendo la carriera con 80 presenze e 17 reti in Serie “A” e 218 presenze e 71 reti in Serie “B”.

Ricordiamo la sua carriera con la bella e grande figurina della Verbania, Serie “Calcio gigante” con la divisa del Napoli.

A Civitanova Marche si è spento a 90 anni Beniamino di Giacomo, classe 1935, attaccante di più che discreta classe, come testimoniano le importanti Società con cui ha militato, iniziando dalla Spal, dove si mette in luce appena ventenne con 17 reti in due campionati, che lo fanno prendere dal Napoli dove milita per 4 stagioni sommando 120 presenze e ben 32 reti all’attivo.

Passa quindi al Lecco, come una sorta di declassamento ma qui realizza 14 reti per giocando, in organico inadeguato, una stagione che si chiude con una inevitabile retrocessione.

Nel 1962 viene acquistato dal Torino che lo cede all’Inter già a novembre in cambio alla pari coll’inglese Hitchens, in rotta totale con il mister H.H..

Con la squadra del biscione Di Giacomo resta due stagioni con 34 presenze e 13 reti per poi passare al Mantova con cui milita dal 64-65 sino al 67-68, mettendo a segno 22 reti compresa quella del primo giugno 1967 in Mantova Inter che decretò la sconfitta dei milanesi e conseguente scudetto alla Juventus.

Ha militato anche, a fine carriera, con Cesena, Anconitana e Fano.

Mi piace ricordarlo con la particolarissima e artistica figurina della Carlo Vidali di Roma.

Il 9 Luglio si è spento Dino Bruni, classe 1932, precoce campione nel ciclismo olimpico conquistando l’Argento a squadre nel1952 ad Helsinki, ma anche un bronzo su strada tra i dilettanti a Frascati nel 1955; passato al professionismo fa parte della Bianchi, della Ignis e della Gazzola, tutte squadre di un certo rango, vincendo due tappe al giro, tre al Tour, due volte la coppa Sabatini e la tre Valli varesine nel 1959.

Lo ricordiamo giovanissimo con la figurina numero 32 della serie sempre rara de “Lo sport italiano (ciclismo) della ATD.

L’11 luglio, dopo una vita da protagonista si è spento nella sua Capri Giuseppe Faiella ben più noto col nome d’arte di Peppino di Capri, classe 1939, compositore e cantante dalla carriera precoce e lunghissima, costellata di successi sia in lingua napoletana che in italiano ed anche con versioni in altre lingue estere.

Nel 1965, al concerto italiano dei Beatles Peppino di Capri sostenne il ruolo di apri serata.

Ha sempre mantenuto il suo stile elegante, melanconico ma anche cambiando a volte genere e dimostrando una poliedricità non comune.

Cantante raffinato e romantico sapeva creare le atmosfere e risultava spesso di largo apprezzamento tanto che vinse per ben due volte il festival di San Remo.

Lo ricordiamo con la figurina V.A.V. della serie “Artisti del Cinema e Cantanti” del 1964 numero 32.

L’11 luglio è stato anche il giorno fatale per Antonio Ubaldo Rattin, classe 1937, calciatore argentino di origini trentine di prima generazione in Argentina dove si mise in luce nel Boca Juniors senza mai cambiare “camiseta” giocando col Boca 352 gare ufficiali e divenendone presto Capitano e bandiera.

In Nazionale partecipò a due mondiali (Cile 1962 e Inghilterra 1966, qui come capitano della Albiceleste).

Lo ricordiamo con la bella figurina della Verbania della raccolta “Coppa Rimet 1966”, figurina priva di numero nell’ambito della squadra argentina.

Il 17 luglio ancora una grave perdita, si è spento Osvaldo Bagnoli, classe 1935, 91 anni, portati con gran dignità, campione taciturno poco avvezzo al clamore delle platee, fu il predestinato a forgiare uno di quei rari gruppi di sportivi destinati ad essere protagonisti assoluti malgrado la non certo assoluta superiorità tecnica e fisica, non in una gara di una sera ma in un campionato lungo e difficile.

Suo era il Verona Campione d’Italia, titolo che una “provinciale” era riuscito a vincere solamente grazie al Cagliari di Gigi Riva e che sarà di nuovo per la Sampdoria di Vialli e Mancini.

Un raro miracolo sportivo che però non accadde per caso ma fu il frutto di un grandissimo lavoro dell’”uomo” Bagnoli e la straordinaria sagacia tecnica e psicologica del “mister” Bagnoli.

Terminate l’esperienza a Verona ebbe analogo successo portando il Genoa in un biennio al quarto posto in campionato (miglior risultato del Genoa del dopoguerra sino ad oggi) e nella semifinale di Coppa Uefa, eliminati dall’Ajax.

Passato all’Inter non riesce a portare la squadra allo scudetto e dopo due anni contrastati lascia il calcio professionistico, senza avere più ripensamenti.

Una curiosità: nella Spal 194-65 giocano Osvaldo Bagnoli, Edoardo Reja e Fabio Capello che diventeranno allenatori di grande successo.

Affidiamo il ricordo di Bagnoli ad una delle tante figurine che lo ritraggono da calciatore all’interno di questo sito, ovvero alla Taver Matic 1966-67 con la maglia della Spal.

Ancora una perdita in questo triste luglio, difatti il 18 luglio ha lasciato questa terra Italo Ghizzardi, classe 1937, portiere, iniziò la carriera nella squadra della sua città a partire dal 1955-56 e sino al 1959-60 per poi passare al Prato (una sola stagione), al Bari (3 stagioni dal 61-62 al 63-64), quindi una parentesi al Mantova che lo girò all’Arezzo (due stagioni) e quindi al Savona fino a tutto il 1970-71 per poi chiudere la carriera al Casale nel ’71-72.

Ghizzardi e Osvaldo Bagnoli militarono assieme nel Verona dalla stagione 1957-59 alla stagione ’59-60.

Non è possibile, per ricordarlo, non utilizzare l’iconica figurina della S.T.E.F. Serie “63-64- tre righe e due pallini neri” che lo ritrae con la maglia del BARI.

È del 20 luglio la data che ci ricorda l’ultima Partita di Domenico De Dominicis, classe 1937, centrocampista che ha militato nello Spezia, Lucchese, Empoli, Catania, Reggiana, Ternana, Carrarese ed Orbetello e la cui carriera, certamente, è stata nobilitata dai due anni dal ’62-63 al 63-64 in cui ha difeso i colori del Catania in Serie “A” e quelli dal 1963-64 al 1965-66 in cui in Serie “B” ha vestito la maglia della Reggiana.

Lo ricordiamo con la figurina della S.T.E.F. Serie “63-64- tre righe e due pallini neri” che lo immortala con la maglia del Catania.

“Sic transit gloria mundi”

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IL TEMPO CHE VERRA’

Questi sono tempi in cui il ritmo della vita, non tanto quello legato ai nostri movimenti, agli orari, alle cose da fare, ma quello della informazione, dell’abitudine alle cose nuove, del metabolizzare essenzialità condizionanti ci consente assai poco tempo per riflettere, per capire, per “farcene“ una semplice idea o, ancor meglio, “una ragione”.

Sembra che il tempo ci sia, ma appena sufficiente per comprendere le cose semplici tipo come fare ad ordinare un panino da Burger King con l’ordinatore automatico o come riuscire ad inviare le mail dal cellulare, pure banalità. mentre le cose, le nozioni, le informazioni più complesse, attraverso un meccanismo umano di difesa, le trasformiamo in nozioni semplici in quasi banalità, novità di relativa routine e non facciamo nulla per approfondire di fronte a cosa siamo: a livello singolo, a livello collettivo, a livello generazionale, a livello morale.

Una sorta di “semplificazione” come fosse una “rimozione” di una problematicità fastidiosa su cui, forse neppure serve riflettere, per la quale non vale la pena di perdersi i supplementari di Zambia – Kuwait ai mondiali di Pallamano!

Non ci stiamo rendendo conto che abbiamo di fronte un mostro, anzi un MOSTRO dalle potenzialità solo aumentabili e che non ha possibilità, oggi, di essere domato.

Ricordate le tre leggi di Isaac Azimov sulla robotica?...figuriamoci, molti neppure sanno chi fosse Isac Azimov (1920-1992)?

Azimov è stato uno dei più prolifici e profondi scrittori di fantascienza mai esistiti, nato in Russia (l’Unione Sovietica nasce nel 1922) da una famiglia ebrea che riuscì a trasferirsi negli Sati Uniti nel 1923.

Laureato in chimica ebbe una lunga carriera di divulgatore scientifico e soprattutto di scrittore, specie di libri di fantascienza (insuperato maestro del genere).

Azimov nell’affrontare la tematica degli automi o dei robot ne sviluppò le leggi che ne avrebbero dovuto consentire la “coabitazione” con l’umanità:

  1. Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.»

Il discorso relativo allo sviluppo di tali leggi è estremamente complesso legato storicamente al problema della terminologia e del significato dato alle parole, ai termini con cui le leggi sono scritte e non solo.

Meglio soprassedere anche perché scivoleremmo nella filosofia ed oltre…

Ma la realtà oggi ci è già di fronte.

Qualche giorno fa una delle tre o 4 piattaforme oggi operative di A.I. ha fatto una cosa che nessuno avrebbe mai pensato potesse fare: ubbidendo all’ordine di “fare qualsiasi cosa” (lo dico in modo maccheronico per farmi comprendere), ha deciso in maniera autonoma di andare a cercare informazioni in casa altrui e di fronte ad uno sbarramento informatico ha scatenato una reazione informatica che è stata definita come la più imponente forma di attacco informatico di tipo akeristiko (o di akeraggio, non so nemmeno come si possa dire) mai sino ad ora portata.

Il vero problema non è quello che appare.

Il vero problema è che il complesso di questo sistema è retto su due elementi che sono i più impermeabili, settari e univoci che si possano immaginare:

la proprietà privata e le inimmaginabili valenze militari (difensive, magari pure, ma non credo e, comunque, pur sempre un’arma).

Quando la scienza era prossima a comprendere le potenzialità dell’atomo, fu lo Stato (a impadronirsi della “cosa” e la protesse facendone un potere solo suo), immaginiamoci se un privato l’avesse a suo tempo brevettata e venduta poi a tutti, anche perché un privato fa businnes, fa soldi, se ne frega, mentre uno Stato dovrebbe custodisce, regolamentarsi in proposito (vedi Azimov), applicare alle sue ricerche una coscienza sociale, non ha bisogno sempre e solo di rientrare delle spese.

Poi magari pensiamo che questa è teoria e pratica di un tempo che fu, dato che oggi, contemporaneamente puoi anche impedire agli iraniani di avere la bomba atomica e nello stesso tempo vendere tecnologia avanzata che consenta l’arricchimento dell’uranio e quindi la creazione della Bomba atomica agli amici ben paganti dell’Arabia Saudita.

Ovvio che lo “Stato”, quando ha bisogno di soldi diventa “uno Stato canaglia”, si crea una propria moralità, pensa di sostituire tutti quelli che non la pensino esattamente come loro, dal Papa al Segretario Generale delle Nazioni Unite, anzi meglio sostituire tutta la vecchia O.N.U con una nuova Società privata di Stati paganti…

Non so se oramai il dado sia definitivamente tratto e se questa escalation di profonda immoralità concettuale stia aggredendo con tale velocità e virulenza il mondo da mettere paura!

Non lo so, so solo che a questo e forse anche ad altri “tavoli”, qualcuno giochi sporco e di nascosto e, forse, quando ce ne accorgeremo, sarà troppo tardi.

L’importante, forse sarà comunque riuscire a vendere qualche borsa di design o qualche auto rossa per ricchi….

In ogni caso siamo incastrati, non abbiamo che metterci comodi e vedere da che parte arriverà la “ruspa” che passerà sopra le nostre ottocentesche libertà!

Ieri, 31 Luglio, la tv ha diffuso la notizia che l’Europa ha promosso e parzialmente ma sostanziosamente finanziato una iniziativa comunitaria in grado di far sì che, relativamente presto, i cittadini europei possano avere a disposizione una Intelligenza Artificiale prodotta da noi europei che ci liberi da una pericolosa schiavitù informativa da I.A. che parlano e che sono state realizzate da cinesi e americani e verso le quali personalmente nutro dei forti timori, proprio perché sono private e ubbidiscono a regole che portano l’acqua solo a certi mulini, tonto per capirci…

Europa datti una mossa!

Siamo una comunità forte seria e coesa, siamo un mercato in-out tra i più importanti al mondo, e siamo anche giovani perché siamo nati ben dopo la Cina e ben dopo gli U.S.A. e quindi siamo più freschi, più aperti, come tutti i giovani!

 

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IL NOSTRO SITO

Tra poche righe vi renderete conto di quale tsunami vi attenda in questo sito riguardo i contenuti che sono in assoluto la cosa più importante, molto più delle connessioni di chi viene a visitare, perché ogni immagine di figurina documentata è una immagine che restituiamo alla dignità dell’esistenza all’interno del nostro mondo, dove tutto si muove per sentito dire, per “relata refero” e mai su basi di certezza che restino come pali inamovibili consegnati ai posteri.

Sotto il profilo delle connessioni questo luglio è stato come solitamente è agosto, cioè abbastanza fiacco, ma d’altronde con questo caldo mi pare che tutta la stagione si sia spostata da quella della raccolta dei fichi a quella delle consultazioni sporadiche in periodo di vacanza.

Nel frattempo nel mese di luglio sono state visionate 5.472 pagine da 508 visitator, con un tasso di nuovi visitatori (nuovi indirizzi ip, non persone) del 27%.

Dalle sedi italiane registriamo ben 8 nuove nuove località entranti che portano il totale italiano a + 29 nell’anno:

ARMENO

CEFALU’

CORDIGNANO

CROSIA

GORO

SAN MARTINO AL TAGLIAMENTO

SULZANO

TRENTA

 

La seconda tabella è quella delle località estere che fanno registrare ben 19 nuove entrate solo dalla Francia e poco di nuovo da altri lidi; vediamo:

FRANCIA

SAINT-MARTINE.EN-BRESSE – SAINT-ESTEVE – CHARENTON-LE-PONT – OITILLE -

AIGUES-MORTES – MALAUCENE – ISBERGUES – SAINT-GENIES-DE-OMOLAS- -

SAINT-MICHEL-EN-L’HERM - LAGNES

ARGENTINA

LA PLATA

GERMANIA

HOFHEIM

PORTOGALLO

ZAGALHO

SPAGNA

RIBARROJA

U.K.

CARMARTHEN - WHITCHURCH

  

Permangono quindi le molte connessioni francesi e poi delle interessanti connessioni dall’Iran, che però non sono mai state molto presenti ma che da qualche mese entrano almeno un paio di volte al mese.

Peccato non mi si fornisca il dato di geolocalizzazione così che possa aggiungere alle sole 3 località che sono in archivio (Dezful/Pars – Tehran – Novin) qualche altro nome di località iraniana famosa.

Sempre considerevoli e troppo sproporzionate sia rispetto al passato recente sia rispetto ad altre nazioni le connessioni dalla Francia, anche se,questo mese,  siamo passatoi da 19 a 9…..

 

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LE NEWS DEL MESE

Mi credete se qui affermo che sono orgoglioso di un lavoro che pubblico in questi primi violentemente caldi e necessariamente distratti giorni di un rovente agosto?

Ebbene sì, finalmente sul Sito posso pubblicare lo studio delle piccole figurine didattiche da gioco della Cicogna di Villasanta (Milano), uno studio molto rigoroso e preciso e la dove era impossibile che lo fosse, pragmatico e costruttivo: “Cicogna Villasanta - dal 1953 al 1965 – 13 anni di figurine didattiche“.

Lo studio parte da quanto pubblicato su altra piattaforma a cura del compianto Giuseppe Turano, con il quale avevamo intenzione di affrontare l’argomento in maniera decisamente più “concreta”, esattamente come lo stesso Turano affrontò l’analisi delle piccole Cicogna sportive assieme all’amico Giammarco Finauri.

Purtroppo gli eventi della vita ci hanno tolto la preziosa collaborazione anzi direi l’irrinunciabile guida che Giuseppe avrebbe dato a questo lavoro, cui però va il mio personale e sentito grazie anche da parte di Voi collezionisti.

Grazie a Giuseppe Turano!

Stiamo parlando di aver domato uno dei tre cavalli indomabili del collezionismo delle piccole figurine da gioco didattiche.

Inutile sottolineare che tutto ciò non mi è stato dettato da Dio sul monte Sinai, per cui, senza ombra di presunzione, sono aperto per accogliere qualsiasi ulteriore ricerca, dato, informazione che sia provato e provabile da chiunque di Voi.

Lo scopo è la ricostruzione storica non la vanagloria!

Contemporaneamente allo studio che è stato messo a vostra disposizione esattamente alla stessa maniera con cui fu fatta analoga impresa per le piccole Sportive, sempre di casa Cicogna, ecco anche le figurine le loro variazioni, i loro elenchi, i loro segreti.

Tutte, crepi l’avarizia:

“Razze del mondo” – prima e seconda edizione – 200 figurine-(pubblicata per ora solo la prima – 100 figurine;

“Tarzan” – edizione unica – 100 figurine;

“Pirati” – quattro edizioni – 400 figurine;

“Western” – quattro edizioni – oltre 450 figurine;

“Fantascienza” – due edizioni – 200 figurine (pubblicata per ora solo la seconda);

“Uomini nella prateria” – prima e seconda edizione – 200 figurine;

“Cine Parata” – tre edizioni – 300 figurine;

un complessivo di circa 1.850 figurine, un’orgia che siamo in grado di presentarvi pur con qualche mancanza che verrà colmata nel tempo.

Sapete bene che le piccole didattiche da gioco, sono piccole, vi escono anche dalle orecchie, ma non sono semplici da collezionare e quando uscirono sul mercato lo fecero con cadenze frequenti e schizofreniche e quindi con relative distribuzioni a volte numericamente non vastissime, a volte, numericamente oceaniche e per più anni…e oggi per molte, riuscire a recuperarle, è impresa, vera impresa.

Ci vorrà un po’ a inserire tutto e proprio tutto non sarà nella interezza perché ancora in fase di recupero, però questo vi consente anche di inviare ciò che parzialmente ancora sarà mancante.

Siamo alla follia?

Si di scuro!

SU COSA STIAMO LAVORANDO

Francamente la sezione studi, composta da me e…da me (insomma da noi) – il terzo d’estate è dispensato dal lavoro per ragioni di part time - , questo mese se ne andrà (ce ne andremo) in vacanza e approfittando che il Capo (che poi sono sempre io) è tutto perso nelle piccole didattiche Cicogna da inserire, “noi” dell’ufficio studi, chiudiamo bottega e ce ne andiamo….sperando che “Lui” non si accorga di niente (ma torneremo per le news di settembreeee!!!!)

Come sempre buona consultazione!!!!

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