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SIDAM - TORINO

 

DISPENSER MODELLO "MAXIMA"

 

 SIDAM MAXIMA FRONTALE INTERO

 

1. INTRODUZIONE

Il dispenser modello “Maxima” prodotto dalla Sidam è un modello assolutamente avanzato di distributore di tipo meccanico.

Questo modello rappresenta la “summa teologica” dei dispensers di figurine e dolciumi in quanto racchiude in se le “maxime” espressioni delle caratteristiche che un dispenser avrebbe dovuto possedere, ovvero: resistenza, semplicità, efficienza e sicurezza.

Il dispenser Sidam risponde in pieno a tutte le citate caratteristiche e se possibile aggiunge anche quella di una linea di disegno che non è certo “artistica” ma pienamente funzionale e gradevole, oltre che moderna ed elegante, proprio in virtù della sua semplicità.

Il modello “Maxima” è un modello in tutti i sensi, perché del Maxima non esiste la sola versione a due erogatori di figurine ed uno di gomme (quì presentato), ma anche la versione singolo + singolo ovvero un erogatore di gomme ed un erogatore di figurine.

Il Maxima è quindi una tipologia specifica di dispenser e rappresenta quindi un  modello relativo al sistema meccanico ed estetico, sviluppato poi in più forme.

                SIDAM MAXIMA FRONTALE PRIMO PIANO 02            SIDAM MAXIMA RETRO 34

Immagine fronte - retro del dispenser Sidam. Nella parte posteriore si notano le due serrature, una in basso per bloccare il portello della cassa e quella in alto per bloccare la copertura al telaio del dispenser.

 

2. LA STRUTTURA

La struttura portante del Maxima è una scatola metallica posta al centro del sistema (nel senso verticale) e che potremmo individuare guardando le foto sopra pubblicate e che è riscontabile nella parte azzurra in basso della foto anteriore e nella parte bassa del dispenser ben delimitata da una barra di rinforzo ben visibile nella immagine del retro del dispenser appena sopra la serratura bassa.

Questa” scatola” rinforzata permetteva l’innesto, su di essa, di due elementi verticali determinanti per il dispenser, la parte bassa dei piedini e la parte alta dei “contenitori”.

I piedini erano ancorati al fondo della scatola portante con normalissimi dado-bullone, mentre nella parte alta della scatola trovava ancoraggio il sistema di contenitori (palline  di gomma americana e di figurine (in questo caso due ).  Naturalmente la componente ingranaggi, indispensabile, era ricavata in un vano centrale, intermedio tra il tetto della scatola portante ed il fondo del contenitore di dolciumi, come vedremo più avanti.

La scatola portante, poi svolgeva anche la funzione di spazio di raccolta monete (la cassa) ed era dotata, come ben visibile nella foto del retro di una serratura a baionetta rotante che ne permetteva l’accesso solo al possessore della chiave.

La copertura o cappello non aveva funzioni “portanti” anche se dava sempre un contributo alla stabilità di tutto il sistema ma aveva funzioni protettive nei confronti del prodotto, sia di carattere igienico che di carattere “pratico” (intemperie furti ecc ecc..)

 

3. IL MOVIMENTO MECCANICO DEI DISPENSER SIDAM

Il movimento rotatorio in senso orario della manopola (azione meccanica) metteva in moto una serie di ruote dentate capaci di dare movimento a due differenti parti del meccanismo.

Prima di cominciare a parlare del meccanismo, è però necessario dire che il movimento della manopola era interdetto dalla mancanza di una parte meccanica, mancanza realizzata a bella posta.

Era come se la sequenza fisica, obbligatoria quando si parla di meccanica, fosse stata interrotta.

Per far sì che la sequenza fosse ripristinata era necessaria una ulteriore parte metallica permettesse alla manopola di ruotare.

Questo elemento mancante era la moneta da 10 lire!

Ponendola infatti in posizione, era la moneta, che, con il suo spessore, andava a riempire una zona del meccanismo "scavata", ovvero in leggera depressione, rispetto al livello del piano di rotazione.

Quando la manopola ruotava, un punzone metallico dotato di molla di spinta veniva appunto spinto dalla molla verso la zona di depressione.

                       SIDAM MAXIMA MANOPOLA DI ROTAZIONE PARTICOLARE                                           SIDAM MAXIMA MECCANISMO DI ROTAZIONE

Particolare del retro della manopola di rotazione. Sulla sinistra al centro, si nota il punzone, con la molla ancorata da una vite che entrava in una piccola zona "scavata"-in leggera depressione (appena visibile in alto leggermente a sinistra tra gli ingranaggi del retro della manopola di rotazione) e bloccava la rotazione.  La presenza della monetina impediva al punzone di bloccare il sistema. Nella parte bassa a desta è visibile il sistema di espulsione forzata della moneta.
Nella immagine di destra si possono notare tre braccetti a molla che erano posti nella parte bassa del vano delle palline di gomma.
Questi    servivano per "mescolare" le palline di gomma (io dico per staccarle una dall'altra dato che erano in prossimità del foro di uscita.    
Si può ancje notare il particolare degli ingranaggi mossi dalla manopola di rotazione (quì rimossa). I due fori centrali (è ben visibile quello di destra) sono quelli nei quali si “siedevano” le palline di gomma prima della loro espulsione per gravità.
 
 

  e se non ci fosse stata la monetina e l’incavo fosse stato, di conseguenza vuoto, la molla spingeva il punzone all’interno dell’area scavata, bloccando tutto il sistema. Quando invece la rotazione avveniva con le 10 lire inserite, il punzone, pur sempre spinto dalla molla non riusciva ad entrare nell’area di depressione perché impedito dalla superficie delle 10 lire che avevano “riempito” l’area “scavata.

Saltando così il blocco del punzone, la rotazione poteva avvenire.

In poche parole la leva poteva completare il suo movimento di rotazione di 360 gradi solo se una moneta fosse stata inserita all’interno dell’apposita feritoia.

Nel meccanismo Sidam la moneta (da 10 lire) rimaneva in vista, una volta posta sulla feritoia del dispenser e ruotava verso l’interno del meccanismo finendo poi per cadere non per gravità ma perché spinta fuori da un eccentrico, una volta compiuti poco più di 180° di rotazione.

Il meccanismo era tale che la manopola ritornasse nella posizione naturale, dopo aver compiuto una rotazione completa, solo se nella sua fase iniziale di moto la feritoia per la moneta fosse risultata “riempita” dalla moneta inserita.

Ovvio che, “incollando” o incastrando, fraudolentemente a bella posta, la moneta alla feritoia, non si aveva la possibilità di ruotare la manopola per tutte le volte che si voleva, perché il sistema meccanico prevedeva, tramite un semplice perno “eccentrico”, di spingere - anche se di poco - la moneta fuori dall’asse di rotazione e quindi attraverso uno scivolo ad invito fuori dal meccanismo di rotazione!

Qual ora l’azione dell’eccentrico di espulsione non avesse ottenuto lo scopo di espellere la moneta, questa, rimanendo all’interno del meccanismo in rotazione, con il suo spessore bloccava la rotazione frapponendosi agli ingranaggi.

Elementare ma funzionante!!!!!

 

4. L’EROGAZIONE DEL DOLCIUME

Un semplice ingranaggio dentato orizzontale veniva messo in moto dalla rotazione della manopola con l’effetto di far ruotare una base orizzontale metallica nella quale erano praticati due fori del diametro solo di poco maggiore di quello della pallina di chewingum.

La zona sottostante il contenitore delle gomme era dotata di un foro di diametro identico a quello della gomma americana.

Quando la base in movimento portava il foro (nel quale era leggermente “seduta” - in una apposita depressione - una pallina di chewingum) in corrispondenza del foro nella zona sottostante il contenitore, la pallina di gomma, non avendo più una superficie sottostante che la sostenesse,  cadeva, per gravità e si incanalava meccanicamente lungo un percorso breve e vincolato che la portava alla “buca di distribuzione” protetta, in genere, da una semplice saracinesca a perni, per impedirle di rotolare in strada!.

Fermati sui lati della scatola contenitore dei dolciumi (formata da tre pareti di metallo (parte colorata di bianco) e dal lato frontale in vetro/plexiglass, c’erano poi tre ”braccetti” a molla il cui scopo era quello di “mescolare” le palline di gomma americana di farle sedere dentro le due sedi predisposte da cui, poi, per mancanza di fondo durante la rotazione (allineamento con il foro di caduta) precipitavano verso il condotto di fuoriuscita.

SIDAM MAXIMA FRONTALE SCOPERCHIATO 01                SIDAM MAXIMA FRONTALE SCOPERCHIATO 02

Nelle due immagini si possono notare diversi particolari interessanti. Il primo strutturale, individua lo spazio centrale in cui erano poste le gomme a pallina. Lo spazio era chiuso anteriormente da un vetro (quì rimosso) che andava infilato nelle due "rotaie vibili in foto che corrono lungo le due colonne delle figurine
L'altro particolare è meccanico e si riferisce al movimento della base indotto dalla rotazione della manopola. Si noti come i fori di erogazione, nelle due immagini siano decisamente in posizione diversa.

SIDAM MAXIMA BOCCHETTA EROGATRICE

La bocchetta erogatrice era protetta da una placca metallica che aveva un pesso calcolato affinché la spinta della pallina di ghewingum in caduta non ne vincesse la resistenza che il suo peso e la incernieratura sulla base alta della bocchetta le fornivano.
Quasi tutte le ditte realizzatrici di dispenser erano solite scrivere  o imprimere il proprio marchio su queste placchette che, essendo di lega leggere e "maneggiate" da noi ragazzi di allora erano spesso soggette a rottura.
Oggi le placchette "marcate" sono molto ricercate dai collezionisti come parti di ricambio di un certo interesse.

 

5. L’EROGAZIONE DELLA FIGURINA

Contemporaneamente un’altra parte del meccanismo sfruttava la rotazione della manopola attraverso un braccio metallico collegato ad un perno scissorio che trasmetteva il moto in avanzamento ad una “placca di erogazione” (metallica con rialzo tarato posteriormente), alla destra del dispositivo ed in arretramento ad una analoga placca posta alla sinistra.

In effetti le due placche dovevano compiere ciascuna un movimento in avanti ed un movimento indietro, per ritornare nella posizione di partenza.

La placca avanzante spingeva la figurina fuori dal dispenser, mentre l’altra placca che era in posizione avanzata ritornava indietro posizionandosi per spingere fuori la figurina successiva durante il successivo movimento che doveva essere per forza in avanti.

SIDAM MAXIMA PLACCHE DI SPINTA

Particolare delle due colonne porta figurine vuote. Sono ben visibili sul fondo la placche di spinta. Si noti come una, quella sinistra, sia in posizione avanzata, mentre quella a destra sia in posizione arretrata.
La placca di sinistra ha appena spinto fuori una figurina, quella di destra spingerà, invece la prossima.

L’erogazione della figurina avveniva, quindi, in maniera alternata, una volta a sinistra ed una volta a destra, mentre la gomma si recuperava sempre e solo al centro, nella buca di distribuzione.

Sopra le figurine si mettevano delle placche di ferro o di piombo che fungevano da compressione verso il basso per le figurine.

Il sistema di distribuzione “alternato delle figurine era adottato nei dispenser di seconda generazione per far si che il rivenditore non dovesse ricaricare spesso il dispenser di figurine.

In tale modo, infatti veniva raddoppiata la quantità disponibile di figurine erogabili.

I primissimi dispenser erano però a mono feritoia di erogazione, per cui, una volta completata la prima parte del “viaggio” la “placca di erogazione” ritornava in posizione di spinta durante i secondi 180 gradi di rotazione della “manopola di erogazione”, ma vedremo con più dettagli questo aspetto trattando un dispenser uno + uno.

La parte posteriore di questa “placca di erogazione”, abbiamo detto, era dotata di un sopralzo tarato pari alla altezza della figurina e quindi, nel movimento avanzante incontrava il bordo corto della figurina  e le trasmetteva il movimento di avanzamento.

Terminata la fase di avanzamento la placca rientrava in sede compiendo il percorso inverso mentre la figurina spinta di qualche centimetro in avanti aveva trovato sfogo in una feritoia di larghezza fissa ma di altezza variabile grazie ad una componente metallica montata all’interno del dispenser e quindi non visibile dall’esterno e avente  supporti regolabili che da sopra la feritoia, come una “ghigliottina” permettevano di regolare l’altezza di ciò che poteva uscire ovvero permetteva il passaggio di una sola figurina alla volta.

La placca metallica mossa dal meccanismo manuale e deputata a spingere in avanti la figurina agiva all’interno di una camera, che la vincolava lateralmente, sulla quale insisteva una pila di circa 400 figurine sovrapposte sulla quale insistevano una o più placche di metallo (o di ferro o di piombo) del peso di circa 250 – 350 gr, aventi lo scopo di mantenere sotto pressione il blocco di figurine che non doveva assolutamente alzarsi quando, nella sua parte bassa, riceveva  il contatto e la spinta della “placca metallica di erogazione”.

              SIDAM MAXIMA COLONNE PER FIGURINE    SIDAM MAXIMA COLONNE PER FIGURINE CON PESI

Nelle due foto sopra si notano le figurine inserite nella colonna di destra e nella immagine di destra, la colonna delle figurine è sormontata dai pesi metallici che conferivano "peso" alla colonna.
Nella parte bassa della foto di sinistra si nota il vano cassa e, appena visibili le due ghiere avvitabili che servivano per fermare il piedistallo alla parte bassa del dispenser.

 

6. LA PARTE DEL CONTENITORE E LA “CARROZZERIA”

Dal piano dei meccanismi si alzavano due colonne porta figurine, una a destra e l’altra a sinistra, vuote di dimensioni identiche (poco più grandi) alle figurine, nel cui interno andavano, appunto poste le figurine stesse, sormontate, come detto, da placche metalliche libere con funzione di pesi.

Nel fondo delle colonne, che erano chiuse dal lato frontale ed aperte nel lato posteriore, sul lato frontale, era ricavata, in basso una piccola feritoia di dimensioni identiche al lato corto della figurina (feritoia di erogazione).

Nella parte interna della colonna delle figurine, immediatamente sopra la feritoia di erogazione era posizionata una “ghigliottina” regolabile che consentiva la regolazione fine dello spazio della feritoia per far si che solo una figurina potesse essere spinta fuori dalla feritoia.

Nella parte posteriore le due colonne erano collegate tra loro da una lamiera che creava uno spazio chiuso su tre lati.

La chiusura del quarto lato (sul fronte, dello spazio centrale) era realizzata attraverso un vetro trasparente infilato tra due binari.

Ecco così realizzato lo spazio chiuso da utilizzare per le gomme americane, in posizione centrale e con un lato trasparente per permettere la “visione” del dolciume!

Sopra le due colonne e lo spazio per le “cicche” si poneva un “cappello in lega metallica che chiudeva e dava forma finita al dispenser, andandosi ad incastrare perfettamente con la parte bassa, portante del dispenser.

SIDAM MAXIMA IL COPERCHIO

Il "coperchio" che chiudeva dall'alto il dispenser. Si notano bene le due feritoie di erogazione e la parte centrale rientrante nella quale trovava incastro la manopola di rotazione, la parte in metallo non colorato che è al centro del "coperchio" era l'invito per la immissione della moneta da 10 lire.

 

Questa “carrozzeria” era poi fermata alla parte interna attraverso una serratura con chiave che andava a portare un pistoncino con baionetta o rostro rotante che andava ad incastrarsi ad un perno fisso posto in alto, all’interno del contenitore delle gomme.

Comodi ma un po’ traballanti piedini, reggevano il tutto fuori delle tabaccherie e dei giornalai di allora con noi bambini che li guardavamo con desiderio, dispensatori di cicche, figurine e sogni.

Sostanzialmente il dispenser era tutto quì!

 

SIDAM MAXIMA SERRATURA DEL COPERCHIO

In pratica la carrozzeria andava infilata sopra il corpo macchina e alla base trovava tutti gli incastri necessari . 
L'elemento fondamentale per il fissagggio della carrozzeria al corpo macchina era una seconda serratura che, attraverso mezzo giro di chiave, faceva ruotare una leva solidale alla serratura stessa, leva che si andava a posizionare sotto  un elemento sporgente del corpo macchina, impedendo la possibilità di sollevare la carrozzerie e separarla dal corpo macchina.

 

7. ASPETTI  COLLEZIONISTICI

Il valore di un dispenser Sidam “Maxima” è da amatore e va dai 150 ai 250 – 300 euro a seconda dello stato di conservazione e del modello e, ovviamente se è in una asta, del numero di agguerriti concorrenti che se lo contendono.

La prima cosa che va valutata è la funzionalità ovvero la possibilità di ruotare la manopola e del movimento corretto di tutte le componenti che devono essere presenti.

Dovrà poi essere valutato lo stato di conservazione delle parti rotanti in lega che sono quelle che risentono maggiormente dei segni del tempo e dell’umidità che portano il distacco delle cromature (ma il Maxima per fortuna non ne aveva).

La reperibilità è buona anche se occorre pazienza per aspettare l’occasione desiderata, ricordando che questi modelli erano i più diffusi sul territorio nazionale ed anche i più robusti, quindi numericamente e qualitativamente idonei ad essersi conservati nel tempo in condizioni migliori ed in quantità maggiori rispetto ad altri dispenser dell’epoca.

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